Il marchio Havana Club fra Bacardi e Cuba

Qualcuno la ha già chiamata la guerra del rum. Dura in realtà da più di mezzo secolo, da quando nel 1960 il governo rivoluzionario cubano nazionalizzò le fabbriche Bacardi a Cuba. Anche se solo negli ultimi anni ha preso la sua forma attuale.

La Bacardi da una lato e la Pernod Ricard e il governo cubano dall’altro si sono contesi per anni la possibilità di usare il marchio Havana Club negli Stati Uniti. Ed ha vinto Bacardi. La Corte Suprema Usa, sì, proprio la Corte Suprema, ha posto fine alla disputa negando il 14 maggio alla compagnia Cubaexport la possibilità di difendere il suo diritto di iscrizione del marchio negli Stati Uniti.
Quindi negli Stati Uniti, e solo negli Stati Uniti, con il marchio Havana Club si continuerà a vendere un rum prodotto a Porto Rico dalla Bacardi. Mentre nel resto del mondo con il marchio Havana Club si vende un rum prodotto a Cuba e distribuito dalla multinazionale francese Pernod Ricard.
Prima della nazionalizzazione la Bacardi aveva già trasferito marchio e impianti all’estero quindi riuscì a sopravvivere fuori da Cuba ed oggi è una grande multinazionale con sede a Nassau, nelle Bermuda.
Ma Cuba continua ad essere centrale nell’immaginario collettivo dei consumatori di rum, e sotto il marchio, fortissimo, di Havana Club, in origine di proprietà della famiglia Arechabala e poi nazionalizzato, a Cuba si è continuato a produrre rum che a partire da un accordo del 1993, è distribuito dalla multinazionale francese Pernod-Ricard.

Nel 1996 la Bacardi mise in vendita negli Stati Uniti una marca Havana Club prodotta prima nelle Bahamas e poi a Porto Rico. La Pernod-Ricard rispose con una denuncia sostenendo che l’indicazione Havana Club confondeva i consumatori inducendoli a credere che il rum fosse prodotto, appunto, all’Havana. La Bacardi rispose che era solo un nome commerciale, non un’indicazione geografica, che certamente rinviava all’origine cubana della ditta, ma che sull’etichetta era chiaramente riportato il vero luogo di produzione. Così è iniziata la guerra legale a cui ha posto fine il 14 maggio scorso la sentenza della Corte Suprema. Come sempre quando si tratta di Cuba, ed in particolare di rum cubano, le considerazioni di ordine commerciale e legale si intrecciano con quelle di ordine politico. Alla base di tutto c’è ovviamente l’embargo che dura ormai da 50 anni degli Stati Uniti contro Cuba. E l’influenza che la Bacardi ha sulla politica degli Stati Uniti. Bacardí ha anche aiutato gli eredi in esilio della famiglia Arechabala a costituire in Liechtenstein la José Arechabala International, da cui ha acquistato i diritti di Havana Club nel 1997. Ed ha agito per far approvare una legge del 1998, detta “Sezione 211”, che nega il diritto di protezione intellettuale al marchio Havana Club cubano in territorio Usa, in quanto proveniente da espropriazione illegittima. Non è certo mia intenzione entrare nel merito di una vicenda cos’ complessa e che smuove simili interessi. Certo, la presenza di due rum diversi sotto lo stesso marchio Havana Club costituisce una situazione singolare e non facile da comprendere.

 

Marco Pierini

Il Rum nella pubblicità anni Cinquanta

Come tutti sappiamo, Bacardi è uno dei marchi di rum più importanti, diffusi e conosciuti al grande pubblico. Matt Pietrek, autore del blog www.cocktailwonk.com , ha recuperato questo interessante articolo (in foto) uscito sulle rivista “The Tatler”, il 12 Novembre 1952, che ci mostra come Bacardi si faceva pubblicità negli anni Cinquanta, prima della sua “fuga” da Cuba.

Traducendo letteralmente il passaggio principale, che ci interessa di più: “l’unico rum che dovrebbe essere usato nei cocktail è Bacardi”.

Non c’è da stupirsi che, lanciando continuamente messaggi di questo genere, siano negli anni riusciti ad imporsi come uno dei marchi più famosi al mondo.

Claudio Pierini

Don Facundo Bacardì y Maso

Fra i pionieri del rum cubano spicca il nome di un mercante di vini catalano che nel 1830 emigrò a Santiago, nell’estremo oriente di Cuba, il suo nome era Don Facundo Bacardì y Maso.

Bacardì tentò qualcosa di completamente nuovo, filtrare il rum il attraverso carbone vegetale per rimuovere congeneri, particelle ed altre impurità e poi invecchiarlo in botti di rovere. In poche generazioni, Bacardì diventò una delle più grandi imprese dell’isola. Dopo la Rivoluzione castrista del 1959 l’impresa fu espropriata e la famiglia lasciò Cuba. Il marchio era stato registrato alle Bahamas prima della rivoluzione e la famiglia aveva all’estero risorse importanti. Di fatto la produzione riprese presto a Porto Rico. Oggi Bacardi, ormai senza accento, è il primo produttore di rum al mondo. Una grande multinazionale con fabbriche in molti paesi e la sede centrale alle Bermuda.

Claudio Pierini

Il Cover-over negli Stati Uniti e il suo utilizzo

Porto Rico utilizza entrate cover-over per finanziare le attività di marketing e promozionali per le industrie rum. Gli importi esatti e la portata di queste attività non sono chiari in quanto non è disponibile una pubblicazione separata del bilancio. Tuttavia, una lettera dal Resident Commissioner di Porto Rico Pierluisi (e altri tre membri del Congresso) afferma: “Porto Rico utilizza attualmente una piccola frazione delle entrate derivanti dalle accise federali di circa il 6%, per promuovere rum portoricano in generale.” Il restante 94% rimarrebbe disponibile per le spese generali di Porto Rico, ma una parte consistente finisce in sussidio a un’importante multinazionale che con i suoi stabilimenti ha portato posti di lavoro nell’isola: Bacardi Ltd. I fondi destinati a Bacardi non risultano nei sussidi al rum portoricano generico.

Siamo in presenza di una situazione molto particolare, in cui il governo portoricano destina una piccola parte dei fondi a sostegno dei rum locali e una parte maggiore (e difficilmente quantificabile, in quanto la legislazione interna è complessa e nebulosa) alla più grande multinazionale del rum esistente al mondo.

Nelle isole vergini la situazione risulta più chiara: le USVI utilizzano diversi strumenti oltre al sussidio diretto per sovvenzionare la produzione di rum nelle USVI. L’Autorità per la Finanza Pubblica delle Isole Vergini (VIPFA) finanzia la spesa di infrastrutture pubbliche utilizzate quasi esclusivamente dall’industria rum. La dimensione del sussidio per l’industria del rum sponsorizzato dallo stato non è quindi trasparente o facilmente misurabile: le spese per le infrastrutture pubbliche che aiutano indirettamente l’industria rum e non sono in genere considerate un sussidio industriale, mentre le spese utilizzate per le infrastrutture di produzione del rum sono più dirette, anche se è ancora problematico misurare esattamente la sovvenzione. Quantificare il contributo significa stabilire quali costi, comprese le imposte e tasse, l’industria avrebbe dovuto sostenere senza l’assistenza pubblica, costi difficili da stabilire con esattezza, ma stimabili nell’ordine di grandezza di decine di milioni di dollari l’anno.

Oltre alla spesa per infrastrutture, recentemente, il VIPFA ha emesso una serie di obbligazioni speciali garantite dalla tassa rum per finanziare i produttori a condizioni più vantaggiose di quelle di mercato. Questi obbligazioni sono spesso indicate come “obbligazioni fiscali del rum.” Nel luglio 2008 l’assemblea legislativa delle USVI ha votato 10 a 5 a favore di un accordo contrattuale di 30 anni con Diageo, il creatore del Captain Morgan (popolare marca di rum) per iniziare le operazioni nelle USVI e per rimanerci almeno 30 anni.

Da tale accordo, il VIPFA si è mosso per portare avanti l’emissione delle cosiddette “obbligazioni fiscali del rum” che sono prodotte dai proventi del cover-over. Ci sono state due emissioni obbligazionarie dal VIPFA sostenute dalle entrate fiscali sul rum nel 2009.

Il 9 luglio 2009, la VIPFA ha offerto 250 milioni di dollari di obbligazioni fiscali di rum per “fare un prestito dal governo in modo tale da concedere a Diageo USVI di finanziare l’acquisto, la progettazione, la costruzione, lo sviluppo e l’allestimento di un magazzino per la produzione e maturazione di rum, e gli eventuali miglioramenti ed integrazioni, per essere collocato in St. Croix”.

In data 8 ottobre 2009, il VIPFA ha segnalato l’intenzione di emettere 105 milioni dollari di obbligazioni sul rum per un secondo produttore di rum, Cruzan. In cambio, Cruzan sarebbe d’accordo a rimanere nelle USVI per 30 anni. Il rapporto indica che i 30 milioni di dollari del prestito obbligazionario potrebbero finanziare un nuovo impianto di trattamento delle acque reflue e altri $ 75 milioni sarebbero versati per espandere la distilleria Cruzan. Il 27 ottobre 2009, l’assemblea legislativa delle USVI ha approvato l’emissione di obbligazioni sul rum per Cruzan.

Nel 2011 le USVI hanno fornito un supporto diretto pari a 18,7 milioni dollari per il rum Cruzan. Questo rappresenta circa il 19% della somma ricevuta in entrate da cover-over delle accise sul rum importato dalle USVI, a cui bisogna aggiungere la somma data a Diageo e ad altri produttori.

Claudio Pierini

Il Rum e la Febbre Spagnola

Al giorno d’oggi, il mondo del commercio di rum è dominato dal marketing. Le aziende fanno a gara per elaborare il nome più adatto, lo storytelling più efficace, l’etichetta più accattivante, lo slogan perfetto, il packaging vincente e il tipo di bottiglia più adeguato. È una guerra senza quartiere per il dominio del mercato, in cui le aziende si danno battaglia senza esclusione di colpi.

Eppure, una volta le cose non erano così, si badava più alla sostanza e non si poneva tutta questa enfasi sul marketing… No, scherzavo, anche una volta le cose erano esattamente così, basta guardare questa pubblicità del Rum Bacardi, pubblicata il 16 ottobre 1918 sul Brooklin Daily Eagle, negli Stati Uniti (foto fornitaci da Eric Witz di MIT Press). Quasi un secolo fa. Traducendo letteralmente: “Il Rum Bacardi è caldamente consigliato dai più importanti medici come un efficace trattamento contro la Febbre Spagnola”.

Ora, poiché stiamo parlando di una delle pandemie più terribili della storia dell’umanità, che fra il 1918 e il 1920 ha ucciso oltre 50 milioni di persone, viene lecito dubitare che questo slogan promozionale – seppur sicuramente efficace – possa aver avuto alcunché di veritiero.

Claudio Pierini