Le Origini della Cachaça

Sulle origini della Cachaça circolano molte storie fra produttori, baristi e appassionati.

Prima di continuare, devo dire qualche parola sulla differenza fra Cachaça e rum. So degli sforzi del Brasile per difendere e promuovere la Cachaça come un prodotto tipico nazionale, con caratteristiche sue proprie, diverso dal rum. E penso che abbiano senso. Ma per quanto riguarda la mia Ricerca sulle origini del rum, la Cachaça e il rum sono la stessa cosa: distillati la cui materia prima viene dalla canna da zucchero.

La storia che circola nel Mondo del Rum comincia nel 1532, quando I Portoghesi iniziano a coltivare la canna in Brasile. Qualcuno dice che la produzione di un nuovo distillato dalla canna comincia quasi subito, altri qualche decennio dopo. C’è poi chi aggiunge che i Portoghesi avevano appreso l’arte della distillazione dagli Arabi mentre altri sostengono che in documenti dell’epoca appare la parola cagaza o qualcosa di simile. Insomma, le origini del rum secondo questa storia sarebbero sì in Brasile, ma quasi un secolo prima dell’arrivo degli Olandesi. Come spesso accade, questa storia rimbalza dai libri ai siti web, dai siti web ai festival e poi torna indietro. E la sua diffusione le fornisce autorevolezza e prestigio. Ma le sue fonti non sono chiare, come minimo. Qualcuno non cita alcuna fonte, altri indicano non meglio identificati documenti scritti.

E a questo punto devo fare alcune considerazioni di metodo su come si fa ricerca storica.

In primo luogo si fa spesso confusione fra la semplice fermentazione e la distillazione di bevande alcoliche. La distillazione commerciale diventa di uso comune in Europa sono all’inizio del 1600. Ed è difficile pensare che in Brasile sia arrivata prima.

Detto questo, per anticipare le origini del rum al 1532, abbiamo bisogno di fonti storiche affidabili sulla distillazione, e non la semplice fermentazione, dei derivati della canna. Nessuno, per quanto ne so, le ha fornite.

Poi, se la fonte è un documento scritto, per citarlo dobbiamo prima averlo letto direttamente o fidarci dell’autore che lo cita. E deve essere un documento ben identificato. Se è un normale libro stampato, basta il titolo, l’autore e la data di stampa. Ma se è un manoscritto o un libro antico e raro, dobbiamo dire in quale Biblioteca o Archivio è conservato, e la sua classificazione.

Infine, documenti scritti nel Portoghese del ‘500 non sono facili da capire. Come tutte le lingue, il Portoghese è cambiato molto nel corso dei secoli ed il significato delle parole spesso non ci è più chiaro. Per esempio, durante la maggior parte del periodo coloniale, la parola cachaza indicava la schiuma dei calderoni dove bolliva il succo di canna e non il distillato.

Concludendo, la storia sulle origini del rum/cahaza nel Brasile del 1532 non è ancora stata dimostrata.

Marco Pierini

Il marchio Havana Club fra Bacardi e Cuba

Qualcuno la ha già chiamata la guerra del rum. Dura in realtà da più di mezzo secolo, da quando nel 1960 il governo rivoluzionario cubano nazionalizzò le fabbriche Bacardi a Cuba. Anche se solo negli ultimi anni ha preso la sua forma attuale.

La Bacardi da una lato e la Pernod Ricard e il governo cubano dall’altro si sono contesi per anni la possibilità di usare il marchio Havana Club negli Stati Uniti. Ed ha vinto Bacardi. La Corte Suprema Usa, sì, proprio la Corte Suprema, ha posto fine alla disputa negando il 14 maggio alla compagnia Cubaexport la possibilità di difendere il suo diritto di iscrizione del marchio negli Stati Uniti.
Quindi negli Stati Uniti, e solo negli Stati Uniti, con il marchio Havana Club si continuerà a vendere un rum prodotto a Porto Rico dalla Bacardi. Mentre nel resto del mondo con il marchio Havana Club si vende un rum prodotto a Cuba e distribuito dalla multinazionale francese Pernod Ricard.
Prima della nazionalizzazione la Bacardi aveva già trasferito marchio e impianti all’estero quindi riuscì a sopravvivere fuori da Cuba ed oggi è una grande multinazionale con sede a Nassau, nelle Bermuda.
Ma Cuba continua ad essere centrale nell’immaginario collettivo dei consumatori di rum, e sotto il marchio, fortissimo, di Havana Club, in origine di proprietà della famiglia Arechabala e poi nazionalizzato, a Cuba si è continuato a produrre rum che a partire da un accordo del 1993, è distribuito dalla multinazionale francese Pernod-Ricard.

Nel 1996 la Bacardi mise in vendita negli Stati Uniti una marca Havana Club prodotta prima nelle Bahamas e poi a Porto Rico. La Pernod-Ricard rispose con una denuncia sostenendo che l’indicazione Havana Club confondeva i consumatori inducendoli a credere che il rum fosse prodotto, appunto, all’Havana. La Bacardi rispose che era solo un nome commerciale, non un’indicazione geografica, che certamente rinviava all’origine cubana della ditta, ma che sull’etichetta era chiaramente riportato il vero luogo di produzione. Così è iniziata la guerra legale a cui ha posto fine il 14 maggio scorso la sentenza della Corte Suprema. Come sempre quando si tratta di Cuba, ed in particolare di rum cubano, le considerazioni di ordine commerciale e legale si intrecciano con quelle di ordine politico. Alla base di tutto c’è ovviamente l’embargo che dura ormai da 50 anni degli Stati Uniti contro Cuba. E l’influenza che la Bacardi ha sulla politica degli Stati Uniti. Bacardí ha anche aiutato gli eredi in esilio della famiglia Arechabala a costituire in Liechtenstein la José Arechabala International, da cui ha acquistato i diritti di Havana Club nel 1997. Ed ha agito per far approvare una legge del 1998, detta “Sezione 211”, che nega il diritto di protezione intellettuale al marchio Havana Club cubano in territorio Usa, in quanto proveniente da espropriazione illegittima. Non è certo mia intenzione entrare nel merito di una vicenda cos’ complessa e che smuove simili interessi. Certo, la presenza di due rum diversi sotto lo stesso marchio Havana Club costituisce una situazione singolare e non facile da comprendere.

 

Marco Pierini

Showrum 2019

Il prossimo 13 e 14 ottobre si terrà a Roma la settima edizione di ShowRum, il primo festival del rum a comparire sul mercato italiano. Il festival è nato da un’idea di Leonardo Pinto – conosciuto membro della rum community e uno dei primi in Italia ad occuparsi di rum – il quale presenta il suo evento come “il più importante evento italiano dedicato ai distillati di canna da zucchero, il rum e la cachaça. Fra centinaia di etichette in degustazione, decine di masterclass, seminari, incontri, ed i nuovi spazi dedicati al mondo dei cocktail, il festival rappresenta l’occasione perfetta per accrescere la propria conoscenza in fatto di rum o scoprire, per la prima volta, il gusto autentico dei Caraibi.”

L’evento si terrà nell’A.Roma Lifestyle Hotel, in Via Giorgio Zoega 59.

Per chi volesse saperne di più:

https://www.showrum.it

Claudio Pierini

The Rum Day 2019

Fra i vari festival ed eventi dedicati al mondo del rum in Italia uno di quelli che destano maggiore interesse fra tutti gli appassionati di rum è il Rum Day, che si terrà il 27 e 28 ottobre a Milano, in via Watt 15.

Organizzato da bartender.it, questo evento  nato nel 2014 e giunto ormai alla sesta edizione è un importante punto di incontro in cui le aziende importatrici di rum nel mercato italiano presentano i loro prodotti a un pubblico interessato di addetti ai lavori e di appassionati. L’evento è arricchito da una serie di masterclass e di conferenze aperte al pubblico, e dalla presenza di uno shop che permette all’utente interessato di acquistare i prodotti presentati agli stand.

Per chi volesse saperne di più:

http://www.therumday.it/

http://www.bartender.it/

Claudio Pierini

Il Rum nella pubblicità anni Cinquanta

Come tutti sappiamo, Bacardi è uno dei marchi di rum più importanti, diffusi e conosciuti al grande pubblico. Matt Pietrek, autore del blog www.cocktailwonk.com , ha recuperato questo interessante articolo (in foto) uscito sulle rivista “The Tatler”, il 12 Novembre 1952, che ci mostra come Bacardi si faceva pubblicità negli anni Cinquanta, prima della sua “fuga” da Cuba.

Traducendo letteralmente il passaggio principale, che ci interessa di più: “l’unico rum che dovrebbe essere usato nei cocktail è Bacardi”.

Non c’è da stupirsi che, lanciando continuamente messaggi di questo genere, siano negli anni riusciti ad imporsi come uno dei marchi più famosi al mondo.

Claudio Pierini

Don Josè Arechabala

Nel 1862, all’età di 15 anni, uno dei pionieri del rum cubano, José Arechabala y Aldama arriva all’Avana. Era nato nel 1847 nella provincia di Vizcaya, nel Paese Basco. Anche lui, come Facundo Bacardì e come tanti giovani spagnoli prima e dopo di lui cercava fortuna a Cuba. L’Isola era ormai quasi tutto quello che restava alla Spagna del suo antico impero, su cui, si diceva con orgoglio, “non tramonta mai il sole”.

Era energico e ambizioso e nel 1878, nella vivace città costiera di Càrdenas, fondò la sua azienda che, forse con un po’ di nostalgia, chiamò La Vizcaya. L’azienda si dedicava a distillare rum con un piccolo alambicco. Gli affari andarono bene, molto bene, tanto che nemmeno le grandi distruzioni causate da un terribile ciclone nel 1888 fermarono la crescita dell’impresa. Nel 1921 l’impresa, ormai una delle più grandi di Cuba, diventò una società per azioni con il nome di “José Arechabala, S.A.” di cui Don José divenne il primo presidente. Nonostante il Proibizionismo e la Grande Crisi del 1929, l’impresa crebbe e negli anni ’50 era diventata la più importante produttrice di rum di Cuba e una delle più importanti aziende dell’isola.

Lo stesso marchio Havana Club fu introdotto nel 1935 dalla famiglia Arechabala. L’azienda fu confiscata dal governo dopo il 1959 e la famiglia lasciò l’isola. Non conosco i dettagli giuridici, ma la famiglia Arechabala non riuscì a trasferire all’estero né il marchio, né la produzione (come fatto ad esempio da Bacardì). Oggi il vecchio marchio Arechabala è diventato Arecha e appartiene allo stato cubano. In un primo periodo la produzione era rivolta solo al mercato interno, poi ai paesi socialisti alleati di Cuba, ma da tempo Arecha viene esportato ovunque.

Claudio Pierini

Il Rum fra tre Imperi

Nella seconda metà del ‘600, quando il rum inizia la sua marcia trionfale, tre grandi imperi coloniali si dividono la maggior parte dei Caraibi.

L’impero spagnolo domina ancora le isole maggiori, Cuba, Portotico, parte di Santo Domingo. L’impero francese occupa saldamente Martinica, altre isole minori e una parte di Santo Domingo (oggi Haiti).L’impero inglese occupa da tempo Barbados ed altre isole minori e  nel 1655 strappa agli spagnoli la grande isola di Giamaica.

La canna da zucchero era coltivata ovunque e ovunque si poteva quindi produrre il rum. Ma le scelte delle tre nazioni europee furono profondamente diverse.

Vogliamo qui raccontare brevemente il rapporto fra i tre imperi ed il rum nel secolo che va dall’emergere del rum a Barbados e Martinica attorno al 1650 e la metà del ‘700.

Cominciamo con il più antico, l’impero spagnolo.

La Spagna era un grande produttore di vino e di brandy. Gran parte della produzione veniva esportata nelle colonie spagnole d’America e nelle nazioni dell’Europa settentrionale, fra cui l’Inghilterra. I produttori spagnoli di vino e brandy vedevano il rum come una minaccia ai loro interessi e spinsero il governo a scoraggiare in tutti i modi la produzione di bevande alcoliche nelle colonie. Divieti di coltivazione dell’uva,, divieti di vendita di bevande alcoliche agli indigeni, divieto di vendita di bevande alcoliche nelle città ecc. Nel corso del tempo si susseguirono anche varie leggi che proibivano la distillazione, con pene severissime. Non sempre erano rispettate fino in fondo, ma certo pesarono negativamente sullo sviluppo della produzione di rum. A questo si aggiunse la decadenza della produzione di zucchero, in gran parte ancora non spiegata dagli storici, e una minore passione degli spagnoli per le bevande distillate ad altra gradazione. Come risultato di tutto questo, la produzione di rum nelle colonie spagnole fu a lungo scarsa e di cattiva qualità.

Anche la Francia era un grande produttore ed esportatore di vino e brandy. Anche i produttori francesi temevano la concorrenza del rum. Ma la scelta del governo francese fu diversa. La produzione di rum non fu mai vietata. Fu invece vietata l’esportazione di rum in Francia, riservando il grande mercato interno al vino ed al brandy. Era però permesso esportare il rum in Canada, allora colonia francese, in Africa dove veniva scambiato con gli schiavi e in tutti i paesi stranieri. In particolare molto rum e molta melassa venivano esportati, spesso di contrabbando, nelle tredici colonie inglesi dell’America Settentrionale. Inoltre nelle colonie francesi la produzione di zucchero era fiorente ed i francesi era più affezionati degli spagnoli alle bevande forti. Quindi, la produzione di rum nelle colonie francesi dei Caraibi fu sempre importante e di relativa qualità.

L’Inghilterra non produceva vino e brandy. In compenso gli inglesi bevevano molto, da sempre. Importavano il vino e il brandy soprattutto dalla Francia e dalla Spagna. E li pagavano cari. Era un flusso continuo di ricchezza che lasciava l’Inghilterra per andare ad arricchire proprio i suoi nemici più pericolosi. Quindi l’Inghilterra, anzi ormai possiamo dire l’impero britannico, trattò la nuova bevanda in modo profondamente diverso. Invece di proibire o limitare la produzione e l’esportazione di rum, l’impero britannico la favorì in tutti i modi, cercando di sostituire con il rum i consumi di vino e brandy di importazione. Non fu un’impresa facile, né rapida e certo non fu indolore per la salute di tanti sudditi britannici. Ma ebbe successo. L’impero britannico diventò presto il più importante produttore e consumatore di rum. E il rum era considerato come qualcosa di tipicamente britannico.

Claudio Pierini

Don Facundo Bacardì y Maso

Fra i pionieri del rum cubano spicca il nome di un mercante di vini catalano che nel 1830 emigrò a Santiago, nell’estremo oriente di Cuba, il suo nome era Don Facundo Bacardì y Maso.

Bacardì tentò qualcosa di completamente nuovo, filtrare il rum il attraverso carbone vegetale per rimuovere congeneri, particelle ed altre impurità e poi invecchiarlo in botti di rovere. In poche generazioni, Bacardì diventò una delle più grandi imprese dell’isola. Dopo la Rivoluzione castrista del 1959 l’impresa fu espropriata e la famiglia lasciò Cuba. Il marchio era stato registrato alle Bahamas prima della rivoluzione e la famiglia aveva all’estero risorse importanti. Di fatto la produzione riprese presto a Porto Rico. Oggi Bacardi, ormai senza accento, è il primo produttore di rum al mondo. Una grande multinazionale con fabbriche in molti paesi e la sede centrale alle Bermuda.

Claudio Pierini

Copenhagen: il primo festival nordico del rum

Lo scorso Giugno  sono andato a Copenaghen (Danimarca) per assistere al primo NORDIC RUM FEST,  NFR 2019.

L’evento si è svolto tra il 30 Maggio e l’1 Giugno a “The Plant Copenhagen”, un  bello spazio di  1000 metri quadrati, e nella vicina  “Copenhagen Distillery “. Ecco i numeri: oltre 40 stand con più di 70 brand e più di 400  varierà di rum. Con una novità: nella Distilleria i visitatori potevano godersi un’esperienza di fabbricazione di rum, dalla fermentazione alla distillazione.

NFR 2019 è il primo (e unico, per ora) Festival del Rum in Scandinavia. E’ stato voluto, concepito e organizzato da Daniel Bascunan. Fondatore del “Copenhagen Rum Club” , Imbottigliatore Indipendente, esperto ed appassionato di rum, Daniel è un buon amico e un membro molto conosciuto della Rum Family.

Molte ed interessanti le Master Class. Sono stato particolarmente colpito da quelle di Richard Seale (Foursquare) e di Alexandre Gabriel (Maison Ferrand). Seale e Gabriel hanno, come è noto, punti di vista largamente differenti, potremmo persino dire opposti, sul tema dello rapporto tra Tradizione ed Innovazione nell’industria del rum. Come storico del rum, è un tema che mi interessa molto, ma su cui non ho ancora opinioni ben chiare e definite: devo studiarci ancora un po’. In ogni caso, sono due leader in questo campo ed anche due brillanti oratori, dai quali c’è sempre molto da imparare.

Sabato primo Giugno, nel Main Stage, si è tenuto un dibattito estremamente attuale ed interessante sul nuovo  Regolamento europeo sulle bevande alcoliche, ben condotto da Peter Holland. Un gruppo di professionisti ed esperti altamente qualificati hanno discusso le nuove regole appena approvate dall’UE. Il dibattito si è concentrato prevalentemente sullo zucchero. Il vecchio Regolamento 110/2008 proibiva di aggiungere zucchero od ogni altro dolcificante al rum, anche se non fu spesso veramente rispettato. La nuova norma, al contrario, cita: “Il rum può essere dolcificato per arrotondare il gusto finale. Tuttavia, il prodotto finito non può contenere più di 20 grammi di prodotti dolcificanti a litro.” Molto si è discusso  anche sull’uso, e spesso abuso, del termine “solera”.

E finalmente arriviamo al rum. Ovviamente non è possibile menzionare tutti i tipi di rum presenti. E so che ogni scelta corre il rischio di deludere gli esclusi, ma non posso farci niente. Nominerò solo alcuni prodotti i quali, per varie ragioni, hanno particolarmente catturato il mio interesse. La maggior parte di essi sono rum recenti o rum poco conosciuti dal pubblico. Vorrei chiarire che non sto dicendo che questi siano i rum migliori, assolutamente no! Sono i rum che per qualche motivo, ho trovato più intriganti o semplicemente che non conoscevo.

All’ inizio del Festival ho incontrato Knud Strand, che mi ha introdotto al MHOBA Rum del Sud Africa. Il Mhoba è fatto con il succo della canna, distillato in alambicco e non contiene coloranti  o additivi. I produttori affermano che l’intero processo di fabbricazione avviene nella loro azienda. Nuovo ed interessante.

Personalmente, amo i rum agricoli francesi, sopra tutti i meravigliosi rum bianchi non invecchiati, che nella mia modesta opinione non hanno nessun bisogno di invecchiare. Ed è sempre un piacere incontrare Jerry Gitany e Benoit Bail diffondere instancabilmente il vangelo del Rum Agricolo in tutto il mondo con i loro TOUR.

E ora, dato che siamo in Danimarca, ecco due brand danesi che meritano attenzione.

SKOTLANDER RUM: un rum fermentato, distillato ed invecchiato in Danimarca. Esatto, avete letto bene: fermentazione, distillazione e invecchiamento vengono tutti eseguiti in Danimarca. Ho parlato con Anders Skotlander, proprietario della marca, chiedendogli il Come ed il Perché della sua impresa. Sul Come, lui afferma che il freddo clima del Nord influenza il processo di fermentazione e l’invecchiamento. Per via delle basse temperature la fermentazione di melassa, succo fresco e sciroppo è inusualmente lunga, fino a 4 settimane. Inoltre durante il processo di maturazione, la Ditta lavora con diversi tipi di barili, per esempio ex sherry, bourborn, vino rosso ed altro, sia piccoli che grandi. Sul Perché la risposta è stata una sola: Passione. E credo che sia un’ottima risposta.

Infine, CTR SPIRITS è un importante importatore e distributore nel mercato danese. Michala Milwerts mi ha spiegato (in un italiano molto fluente!) che hanno deciso di creare una nuova etichetta, Alta Gama Rum, che si focalizza su come diverse quantità di zucchero cambino un rum. Hanno imbottigliato un rum di Guyana, lo stesso rum,  con quattro differenti livelli di zucchero aggiunto. Così tutte e quattro le edizioni contengono la stessa miscela di rum e l’unico fattore che cambia è il contenuto di zucchero. CRT SPIRITS è uno dei primi brand di rum in assoluto a dichiarare la quantità di zucchero nelle etichette delle bottiglie. Affermano che non è una brutta cosa aggiungere zucchero al rum, anche se è spesso criticata da molti, purché tu sia onesto e dichiari la quantità aggiunta.

I prodotti di cui ho parlato sono buoni esempi della crescente attenzione verso l’artigianato, l’ autenticità, l’ informazione al consumatore, ecc. Per riassumere: verso la Qualità.

Marco Pierini

Il Festival del Rum di New York

Il 14 e 15 giugno si terrà la terza edizione del New York Rum Festival, organizzato da RumLab.com . Seguendo l’esempio del Congreso di Madrid (ora rilocatosi anch’esso negli USA, a Miami), il primo giorno sarà dedicato al Rum Congress, mentre il secondo ci sarà il vero e proprio Rum Festival. Saranno presenti vere e proprie autorità del mondo del rum, come Richard Seale di Foursquare Distillery e Alexandre Gabriel di West Indies.

Per chi volesse saperne di più https://newyorkrumfest.com/

Claudio Pierini