ALLA RICERCA DELLE ORIGINI DEI DISTILLATI IN OCCIDENTE 2. ALESSANDRIA

Prima di cominciare, vi descrivo brevemente le mie ambasce per la scelta del nome delle cose oggetto della mia Ricerca, le forti bevande alcoliche prodotte dalla distillazione. Quando ero giovane, a fini commerciali e fiscali per indicare le bevande oltre 21 gradi si usava a parola SUPERALCOLICI, ma mi sembra che sia decisamente fuori moda. Oggi il nome legale è BEVANDE SPIRITOSE, ma è francamente troppo brutto per usarlo. Allora possiamo usare LIQUORI? Non mi convince, è fuorviante, i liquori sono le bevande alcoliche distillate a cui sono state aggiunte in vari modi piante, frutta, spezie ecc. Usare SPIRITI come in Inglese? Forse, ma non mi convince. Alla fine ho deciso di chiamarli DISTILLATI, non è molto elegante, ma evita, spero, errori ed incomprensioni. Premesso questo, cominciamo.

Alcuni autori sostengono che gli antichi Egizi già distillavano l’alcol, altri attribuiscono il primato ai Sumeri, altri ancora ai Celti; ci sono anche quelli che attribuiscono l’invenzione della distillazione alcolica a questa o quella popolazione nomade delle steppe. Ma, per quanto ne so, nessuno è in grado di produrre prove affidabili, e, purtroppo, va detto che alcuni storici ancora fanno confusione fra le  bevande fermentate e quelle distillate.  Recenti scavi archeologici a Cipro sembrano dimostrare l’uso di alambicchi attorno al 1850 A.C., forse per fare profumi.

È importante ricordare che distillare l’alcol è difficile, richiede prima un processo mentale complesso e poi una tecnologia adeguata. O, nelle parole di Forbes, “Si dimentica troppo spesso che alle spalle di un semplice alambicco ci sono una massa di esperienze ed esperimenti e che esso rappresenta la combinazione di diversi principi della scienza naturale con la capacità tecnica di costruire l’apparato appropriato per eseguire l’operazione”.

E poi, se nella più antica storia del Mediterraneo, prima dell’Età Classica, qualcuno è riuscito a distillare l’alcol regolarmente ed a bere un Distillato, come mai questa preziosa conoscenza si è persa? Perché una cosa è certa, i greci e i romani dell’età classica non bevevano Distillati. Bevevano molto vino, ed a volte anche birra. Conoscevano e usavano, sia come bevanda che come medicina, molte altre bevande fermentate a base di palma, frutta, miele ecc. ma non Distillati. Nei famosi simposi della Grecia classica, bevevano il vino, di solito diluito con acqua in meravigliosi crateri attici per diminuire la sua forza. I Romani bevevano anche vino non diluito, ne conoscevano diversi tipi ed erano in grado di distinguere tra vini forti e meno forti. Sappiamo anche che riscaldavano il vino per renderlo più denso e forse anche più forte, e che alcuni vini erano trattati in vari modi per usarli come farmaco. Ma la distillazione alcolica per evaporazione e successivo raffreddamento dei vapori non è mai menzionata da nessuna parte.

La distillazione in quanto tale non era sconosciuta. Aristotele ed altri scrissero riflessioni sull’evaporazione e la successiva condensazione dell’acqua. Si sapeva anche che l’acqua salata del mare evapora per il calore del sole e si trasforma in acqua dolce di pioggia e fiumi. Al grande medico greco, farmacologo e botanico Pedanio Dioscoride, che visse intorno al 70 D.C., viene attribuita la famosa frase “La distillazione è come imitare il sole che vaporizza l’acqua e la restituisce come pioggia.” Inoltre, gli artigiani probabilmente usavano forme grezze di distillazione per fare profumi, coloranti e nella lavorazione dei metalli, mentre la sublimazione era usata per la produzione di mercurio. Ma, sembra, niente di più. E, cosa più importante, lo ripeto, i Distillati non esistevano. L’archeologia moderna è nata alcuni secoli fa scavando siti greci e romani. Bene, nella grande massa di reperti archeologici non è mai stato trovato, per quanto ne so, nulla che dimostri l’esistenza di un alambicco per fabbricare l’alcol. Inoltre, le fonti scritte del tempo che ci sono giunte, compresi i trattati sull’agricoltura, non parlano mai di forti bevande alcoliche distillate. Ovviamente, non sono stato in grado di verificare tutte le fonti, un lavoro che va oltre le mie capacità, ma in tutta la letteratura secondaria che ho avuto l’opportunità di leggere non una volta sono menzionati i Distillati. Con una sola, parziale, eccezione, forse. Il grande naturalista romano Plinio il Vecchio, morto nella famosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C., (la stessa eruzione che distrusse Pompei) descrive una strana “acqua coelesti” cioè, più o meno, “acqua celeste”. Secondo lui, veniva usato per conservare l’uva e riscaldava piacevolmente lo stomaco. Potrebbe essere stato alcol, ma non possiamo esserne certi e comunque rimane una fonte isolata.

Le cose cominciano a cambiare ad Alessandria d’Egitto.  Secondo Forbes “dobbiamo adottare l’opinione generale che la distillazione in primo luogo è stata scoperta dai chimici alessandrini nel primo secolo D.C. fino a che non abbiamo ulteriore prova.” Alessandria d’Egitto era da secoli il centro culturale del mondo ellenistico e intorno alla sua famosa Biblioteca filosofi e scienziati provenienti da tutti i paesi studiavano e sperimentavano in tutti i campi del sapere. E, tra le altre cose, hanno inventato anche la chimica. “L’era ellenistica fu uno di quei periodi fortunati in cui l’artigianato e la scienza si incontravano e si stimolavano. La giovane chimica ha avuto le caratteristiche razionali tipiche della più antica scienza greca.” (Forbes) Zosimos, Maria la Giudea, Hipatia, Synesios sono solo alcuni dei protagonisti di un’affascinante avventura diell’ intelligenza umana.

Nei testi che ci sono pervenuti troviamo, per la prima volta, il disegno di un vero e proprio alambicco: “Questo è già molto avanzato negli scritti di Maria la Giudea che generalmente si ritiene l’abbia inventato. Si compone già dei tre elementi necessari, la cucurbita e l’alambicco, un tubo per il passaggio dei vapori e delle gocce ed il recipiente per riceverle” (Forbes) La stessa parola alambicco deriva dalla parola greca ἄμβιξ, ambix, che significa “coppa”. Più tardi gli Arabi si sono  appropriati della parola, a cui hanno aggiunto l’articolo definito in lingua araba al, cioè il. E attraverso gli Arabi la parola entrò nelle lingue dell’Europa occidentale latina.

Tornando ad Alessandria, una fonte del 200 D.C. dice che “i marinai in mare fanno bollire l’acqua di mare e sospendono grandi spugne dalla bocca di un vaso di bronzo per assorbire ciò che è evaporato. Togliendo queste spugne, le trovano piene di acqua dolce” (Forbes); questa potrebbe essere la descrizione di un processo di distillazione dell’acqua di mare.

Ma producevano alcol? Forbes sostiene di no. Secondo lui, il problema era il raffreddamento dei vapori prodotti. Semplificando un po’, oggi sappiamo che l’alcol etilico evapora a circa 78° Celsius, l’acqua a circa 100°. E secondo Forbes gli alambicchi alessandrini non riuscivano a recuperare i vapori con il punto di ebollizione inferiore a quello dell’acqua. ” Altri autori sostengono il contrario. Non sono in grado di esprimere un parere fondato.  Personalmente, mi sembra strano che in secoli di studi e sperimentazioni non siano riusciti a distillare qualche volta alcol. Ma la mancanza di prove conclusive e di uno sviluppo commerciale successivo mi fa pensare che, anche se alcune singole esperienze hanno avuto luogo, sono rimaste isolate e l’alcol è rimasto nel migliore dei casi uno strano e raro liquido, usato solo per scopi scientifici ed alchemici. Per concludere, non c’è dubbio che le basi della storia della distillazione alcolica in Occidente siano state poste ad Alessandria, ma non è da lì che è iniziato il cammino verso la produzione ed il consumo di Distillati.

Nel 639 gli Arabi invasero l’Egitto e lo conquistarono con sorprendente velocità. Nel 645 un tentativo da parte di una flotta e di un esercito bizantini di riconquistare Alessandria fu rapidamente respinto. Da allora, l’Egtto è rimasto Arabo ed è diventato uno dei centri della cultura araba e islamica, fino ad oggi. La cultura araba presto assorbì profondamente il sapere alessandrino, che all’epoca era invece quasi completamente scomparso nell’Europa occidentale latina. Tra l’eredità degli Alessandrini, gli Arabi impararono anche le tecniche di distillazione, le migliorarono e ne fecero largo uso. Ma affronteremo questo argomento nel prossimo articolo.

ALLA RICERCA DELLE ORIGINI DEI DISTILLATI IN OCCIDENTE 1. INTRODUZIONE

“La distillazione è un’arte ed anche un’arte antica. È strano scoprire che la storia di questo metodo così antico e importante di produrre sostanze chimicamente pure non è mai stata scritta. … Mancava una storia propria dell’arte dalla sua origine fino ai giorni nostri.”

Con queste parole R. J. Forbes inizia la sua “Short History of the Art of Distillation “, scritta ad Amsterdam nel 1944 e pubblicata nel 1948. Un libro prezioso, oggi disponibile al grande pubblico solo grazie all’American Distilling Institute che lo ha ripubblicato.  Il tema del libro di Forbes è la distillazione in generale (profumi, metalli, coloranti ecc.), non solo la distillazione alcolica, che è ciò che ci interessa. In ogni caso, Forbes è necessariamente il nostro punto di partenza. Si tratta di un libro interessante, colto, ricco di informazioni, ma non facile da leggere. Inoltre, è inevitabilmente datato, poiché le fonti disponibili all’epoca erano scarse. In particolare, quasi nessuna delle molte opere arabe sull’argomento era accessibile. Tuttavia, questo è ancora oggi l’unico testo organico sulla storia della distillazione che il lettore medio ha a disposizione. Il che significa che se visiti Amazon.com e digiti “History of Distillation”, solo questo libro appare con questo titolo o simile.

Ciò non significa che dal 1944 non siano stati scritti nuovi testi sull’argomento. Il mondo è pieno di Università ed enti di ricerca e probabilmente  ci sono molti altri studi e documenti accademici sulla distillazione alcolica (anche se una mia, sia pure limitata, ricerca non ha dato grandi risultati). Ma sono rimasti in gran parte confinati in circoli relativamente limitati – riviste scientifiche, conferenze accademiche e simili – senza raggiungere il grande pubblico di appassionati. Poi, naturalmente, ci sono molti testi scritti per migliorare l’immagine di questa o quella azienda, questo o quel prodotto. Sono facili da trovare, ma di solito approssimativi e poco affidabili. Riassumendo, per quanto ne so, nessun altro, dopo Forbes, ha ancora pubblicato una storia organica della distillazione alcolica.

Bene, questo è il nostro punto di partenza, la consapevolezza che su questo tema – le Origini della Distillazione Alcolica in Occidente – si sa molto poco e stiamo, per così dire, navigando in mare aperto. Dobbiamo cercare fonti e documenti poco conosciuti e riflettere sul contesto storico, nella speranza di giungere a conclusioni utili. Con poco aiuto dalla letteratura secondaria. È laborioso e non si possono escludere errori, ma è anche vera ricerca storica, emozionante ed appassionante.

Prima di continuare, credo sia utile chiarire lo scopo e la portata di questa Ricerca.

Da quando ho iniziato i miei studi sulle origini del rum, ho imparato che all’inizio, forse nell’XI secolo, l’alcol era prodotto dalla distillazione del vino, il che ha senso, poiché il vino era di gran lunga la bevanda alcolica più popolare. La distillazione era una procedura complessa, difficile e costosa, fatta da farmacisti e alchimisti. Dopo grandi sforzi, fatica e spese, riuscivano ad ottenere piccole quantità di un liquido strano, incolore, che oggi chiamiamo alcool, ma che all’epoca loro chiamarono, in latino medievale “Aqua”, cioè “acqua“. Più tardi, affascinato da questo liquido prodigioso, qualcuno lo chiamò “Aqua Vitae“, cioè “Acqua della vita”, e il nome rimase.

Per lungo tempo, l’alcol è stato utilizzato solo come farmaco, o in esperimenti scientifici ed alchemici. Secondo molti studiosi il passaggio dell’alcol da droga a bevanda comune per il consumo di piacere avvenne solo nella prima metà del XVII secolo. Quando, nel 2017, ho scritto il mio primo libro “American Rum” ho anticipato la data all’Olanda del XVI secolo. Ma la ricerca storica è un lavoro in corso ed ora credo che in Occidente, la produzione commerciale di alcol su larga scala sia, quasi certamente, un’invenzione italiana avvenuta già nel XIV secolo, come ho scritto nel mio secondo libro “French Rum” pubblicato nel 2020.

Per concludere questo articolo introduttivo voglio essere chiaro: con questa Ricerca stiamo cercando le Origini della produzione commerciale di Distillati ,su larga scala, in Occidente.  Cioè, non stiamo cercando tentativi che non hanno avuto un seguito, o esperimenti, anche importanti, che sono rimasti isolati. Non ci interessano, dunque, in questa Ricerca le scoperte di qualche speziale, medico, alchimista, monaco, artigiano ecc. che sono poi morte con loro o con i loro discepoli, senza produrre frutti duraturi. Vogliamo invece cercare di scoprire quando, dove e come vendere e consumare Distillati è diventato una cosa comune, normale. Vogliamo scoprire il momento, il luogo e forse anche le persone che ci hanno donato il passaggio decisivo dell’alcol dal laboratorio del farmacista alle tavole di una taverna, spianando la strada che ha portato al nostro modo di produrre e bere Distillati.

POST SCRIPTUM

Ho scritto “quasi certamente” per una ragione. Ci ritorneremo alla fine.

L’Invenzione dell’Acquavite: un Primato Italiano

In Occidente, il primo distillato ad essere prodotto e consumato su larga scala è stato l’ Aqua Vitae, detta anche Ardens, ottenuta dalla distillazione del vino; tutti i moderni distillati, liquori, amari ecc. discendono da questa prima, grande “invenzione”. Ed è un’invenzione italiana: un Primato di cui andare orgogliosi.

C’è chi dice che già gli antichi Egizi distillavano l’alcol, altri i Sumeri e altri ancora questa o quella popolazione delle steppe, ma nessuno ha portato prove affidabili. Inoltre, se nel lontano passato qualcuno è riuscito a distillare l’alcol, come è possibile che una conoscenza tanto preziosa sia andata perduta? Perché una cosa è certa, i Greci ed i Romani dell’Età Classica non bevevano distillati. Bevevano il vino, la birra e conoscevano altre bevande fermentate, ma non forti bevande alcoliche distillate.

Ad Alessandria d’Egitto, attorno II° secolo D.C., troviamo il primo disegno di un vero apparato per la distillazione. Poi arrivarono gli Arabi che dedicarono secoli di ricerche e studi alla conoscenza della materia ed anche alla distillazione. Alessandrini e Arabi distillarono l’alcol? Forse sì, ma la mancanza di prove certe e di uno sviluppo successivo mi fa pensare che l’alcol sia rimasto – nella migliore delle ipotesi – un liquido raro, usato solo per scopi scientifici o alchemici.

Il vero cammino dell’alcol comincia invece in Italia, nella famosa Scuola Medica Salernitana. La più antica descrizione su come distillare alcol dal vino è in un manoscritto della “Mappae Clavicula” scritto intorno al 1150 da un non ben identificato “Maestro di Salerno”. Si tratta di un crittogramma:

“Da una mistura di puro e forte xkmk con tre qbsuf di tbmkt, scaldata negli appositi recipienti, si ricava un’acqua che se accesa brucia, ma lasciando incombusto il materiale sottostante”.

Dove xkmk, qbsuf, e tbmkt sono puzzle formati dalla sostituzione delle lettere con quelle che le seguono nell’alfabeto latino: XKNK = VINI; QBSUF = PARTE;  TBMKT = SALIS. La “n” nella parola XKNK è verosimilmente un errore per “o”.

Quindi il testo decifrato è: “Da una mistura di puro e forte vino con tre parti di sale, scaldata negli appositi recipienti, si ricava un’acqua che se accesa brucia, ma lasciando incombusto il materiale sottostante”.

uindiQ

A Salerno la nuova sostanza viene usata in medicina e comincia ad essere conosciuta ed usata sempre di più.

Spostiamoci adesso nell’Italia dei Comuni ed in particolare a Bologna, centro di cultura, scienza e alchimia. Oggi la parola ha una cattiva fama, ma nel Duecento l’alchimia era una cosa seria, un sapere pratico e attivo, ben differente dalle astratte e teoriche discussione di molti dotti dell’epoca. E, fra le tante sostanze prodotte dagli alchimisti, c’è uno strano liquido incolore come l’acqua, ma che brucia come il fuoco, presto chiamato aqua, l’alcol. In seguito, qualcuno lo chiamò “Aqua Vitae“, Acqua della vita, e il nome è rimasto. Alla metà del Duecento la produzione di alcol in Italia centro-settentrionale è una pratica acquisita, ma ancora solo in ambito medico.

Poi arriva Taddeo Alderotti, nato a Firenze, ma attivo a Bologna dopo il 1260. Era un medico molto famoso, Papi e Signori richiedevano le sue cure e le pagavano a caro prezzo. La sua opera più famosa è un libro di ricette e consigli medici, Consilia, in cui dedica ampio spazio al modo di fare l’acquavite ed al suo uso medico, con un grande entusiasmo per le sue virtù: cura ogni tipo di febbre, corregge “l’alito fetido”, ritarda la calvizie, cura il mal caduco, gli occhi, la paralisi degli arti, i calcoli dei reni e della vescica, la sordità, il mal di denti, la dissenteria, la sciatica e tanti altri. “E poi risana il vino guasto, se vi se ne mette un po’”. E come se non bastasse, l’acquavite conserva la giovinezza. Descrive anche come deve essere fatto l’apparato e tutto il processo per distillare il vino, con una serie di accorgimenti tecnici.

 

Alderotti contribuisce a far conoscere l’acquavite al grande pubblico dei lettori dell’epoca, è un vero propagandista del nuovo prodotto. Qualcuno capì la novità e si ingegnò a soddisfare questo nuovo bisogno dei consumatori.

Non accadde a Bologna, ma a Modena. Infatti sappiamo che già nel 1320 il borgomastro di una città tedesca invita i concittadini ad usare il vino distillato importato da Modena per difendersi dalla peste. Poco dopo, Ludovico il Bavaro scende in Italia per essere incoronato Imperatore. Al suo seguito c’è un medico, Hieronymus Burkhard, che a Modena si dedica a studiare la distillazione dell’acquavite e che nel 1351 riceve il permesso per aprire due Farmacie, con una patente imperiale che lo autorizza a distillare l’acquavite.

Ed ecco le tasse, incubo secolare di ogni distillatore: negli Statuti del Comune di Modena del 1487, ma riformati su quelli del 1327, si stabilisce una specifica tassa sull’esportazione di vino e acquavite, segno evidente della esistenza di una produzione ed esportazione significativa.

Come avviene il passaggio dell’acquavite da medicina a bevanda di piacere? Alderotti e gli altri medici prescrivono di spalmare l’acquavite sulle parti del corpo malate, ma soprattutto di berla regolarmente, ogni giorno, per curare tante malattie. Ma consigliano anche di berla per prevenire le malattie, mantenere sano il corpo e rinviare la vecchiaia. Bere acquavite diventò quindi per molti un’abitudine.

Il passaggio dal laboratorio del farmacista al tavolo della taverna è avvenuto, in Italia e ed altrove, dopo Alderotti e dopo Modena. Un Anonimo trecentesco già scrive: “E la sua bontà agisce non solo nel corpo, ma anche nell’anima: infatti fa dimenticare la tristezza e l’angoscia, provoca allegria e rinfranca l’intelletto quando si dedica alla ricerca di cose difficili e sottili, dà coraggio, aiuta a sentire meno il dolore e la fatica, ed ha molte altre proprietà di questo genere.”

 

Comunque, il primo trattato dedicato interamente all’acquavite è il Libreto de Aqua Ardente” scritto da Michele Savonarola poco prima del 1450. Savonarola descrive diversi tipi di acquavite e un consumo di piacere diffuso. Molti abusano dell’acquavite, scrive, ubriacandosi e questo non viene presentato come un avvenimento eccezionale, ma come una cattiva abitudine molto diffusa fra il volgo. Poi parla dell’esistenza di tanta acquavite di scarsa qualità che viene venduta in piazza ai cittadini meno abbienti e racconta anche di problemi legati alla qualità del prodotto ed all’onestà e correttezza dei produttori.

E’ quindi evidente che nella prima metà del Quattrocento in Italia esiste già una vera produzione commerciale su larga scala dell’acquavite. Una produzione non più in mano a medici e farmacisti, ma a veri imprenditori del settore e che è destinata al consumo di piacere di un pubblico con gusti e consumi differenziati.

La strada è ormai aperta per lo sviluppo della grande tradizione distillatoria e liquoristica italiana ed europea. Una strada che arriva diritto fino a noi.

Marco Pierini

PS Ho scritto questo articolo per l’evento Aperitivi&Co, che si è tenuto a Milano nel Maggio 2018. Per saperne di più visitate il sito http://www.bartender.it/

 

Per saperne di più:

AA.VV.   Grappa e Alchimia”   Centro Documentazione Grappa Luigi Bonollo 1999

Savonarola, M.  “I trattati in volgare della peste e dell’acqua ardente” editi da L. Belloni   1953